| LA GASTRONOMIA |
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La cucina arbëreshe non ha solo pietanze ma una cultura che le viene dalla tradizione,essa ha infatti una posizione di privilegio non essendo stata ancora sopraffatta dalla società industriale, poiché la produzione effettuata manualmente ha fatto si che i prodotti mantenessero la loro genuinità, cosi come gli antichi sapori, scomparsi nel mondo industrializzato. La simbiosi avvenuta durante i cinque secoli tra le popolazioni latine e quelle albanesi, ha prodotto cibi gustosi per il palato, il tutto fortemente legato alla diversità ambientale. Nelle zone montane è diffuso l’allevamento del capretto,agnello, vitello con produzione di carne, dal sapore eccellente allevato in ambiente incontaminato, e che costituisce i secondi piatti protagonisti e re della tavola civitese. Diffuso ovunque l’allevamento del maiale per la produzione di prosciutti, salsicce e la tipica soppressata intera, a questo si aggiungono i formaggi prodotti dai pascoli del Pollino. Tra le proposte più originali da registrare il recupero e la valorizzazione in cucina delle erbe selvatiche e dei prodotti dell’orto, cucinati o conservati con olio e aceto. Le farine di grano tenero utilizzate per la produzione di taralli ,pane cotto a legna e pasta fatta in casa, con o senza uovo. Quasi ogni famiglia prepara da se il passato di pomodoro e le confetture. Sempre presente a supportare il cibo e dare allegria il vino rosso prodotto in loco. Alcune pietanze sono legate alle feste religiose e profane. Per la festa di SANTA LUCIA era consuetudine preparare fichi cotti al forno e intrecciati con il giunco,ma soprattutto il grano bollito. Il NATALE è ricco di tradizioni culinarie che si sono tramandate nei secoli. Uno dei momenti più attesi è quello della preparazione dei dolci “PETULLAT” frittelle a forma di ciambelle fritte nell’olio, “XHURXHULLEA” specie di torrone di semi di sesamo e zucchero colorati, “BUKUNOTET” fagottini imbottiti di marmellata o ricotta e ricoperti di zucchero a velo. “KANALETAT” a base di uova e farina, “KRUSTULIT” a forma di grossi gnocchi di pasta a base di uova, farina e latte bagnati poi nel miele o nel mosto cotto. Per la festa di SAN BIAGIO , si preparavano i panini “KRAVIQESIT” che venivano benedetti in chiesa e distribuiti ai fedeli. Secondo la credenza popolare guarivano il mal di gola. A CARNEVALE si preparava “BUKË VAL” un dolce a base di uva passa e farina (migliaccio italiano). A SAN GIUSEPPE era consuetudine mangiare la pasta fatta in casa con i ceci “TUMAC ME QIQRA”. Le feste di PASQUA comprendono il periodo che va dalla domenica delle Palme fino al Lunedì dell’Angelo. Dopo i tre giorni di digiuno (agjirimi), il sabato la tavola viene imbandita di vino, salsiccia, taralli “ VERË, SAUCICË, VISKOTE e KULAÇ” . Il KULAÇI viene preparato quando si avvicina la settimana santa e fa parte delle usanze domestiche più caratteristiche di questo periodo, è una specie di pane intrecciato a corona sormontato da uno o più uova . NUSËZA, la scambiano i fidanzati , è formata da due bastoni di pasta ripiegati, in modo da formare sei anelli incatenati tra loro e disposti in forma ovale, all’interno di questi anelli si mette l’uovo , questa era ricambiata con “ÇIÇI” un dolce dalla forma di bastone di pasta, piegato in due ed intrecciato: alle due estremità si fanno varie incisioni per dare la forma dei piedi e all’interno dell’anello si mette un uovo. Per i bambini c’era SHPORTËZA il panierino e PULZA la gallinella a forma di gallina accovacciata ,con cresta e ali di pasta e l’interno riempito di uovo. L’uovo è presente nelle tradizioni popolari della Pasqua, non solo come elemento decorativo a se stante, ma anche come motivo decorativo dei dolci che vengono preparati in occasione di tale solennità, espressione della vita semplice e della gente umile. La domenica si mangia SHTJERRI e RRASHKATJELT agnello e pasta fatta in casa. |