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LA
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| ORIGINI STORICHE Scenografico borgo incastonato tra le montagne rocciose del massiccio del Pollino, nota già nel Medioevo come Castrum Sancti Salvatoris il cui primo insediamento dovrebbe riferirsi ad un gruppo di Cassanesi sfuggiti ai Saraceni nel 1040, venne fondato o rifondato forse nel 1471. Nulla sappiamo del precedente agglomerato, se non di un rudere di una cappella dedicata al Santissimo salvatore. Supposizioni fanno pensare che il paese dal 1443 al 1479 fosse disabitato poiché non c’è nessun esempio di focatico. Stando alle testimonianze di Zangari, Dorsa, Rodotà, Scura e dell’illustre concittadino Serafino Basta poiché è difficile precisare in quale anno furono stesi i capitoli di fondazione di Civita, gli albanesi pare siano giunti tra il 1470 e il 1492 epoca in cui si ebbe il più grande esodo dall’Albania e si stanziarono per lo più nella provincia di Cosenza. Gli stessi paesi vicini stesero i loro capitoli di fondazione con duchi e baroni locali, sempre secondo le testimonianze, Civita pare abbia stipulato i suoi capitoli tra il 1492-95, per 10 anni gli albanesi vennero definiti avventori e non abitanti permanenti, sempre secondo ciò che afferma il Basta nei capitoli di fondazione Platee della Curia di Cassano con Porcile 1491 e San Basile nel 1500 viene ricordato il nostro paese con il nome di Castrum Sancti Salvatoris. Dal 1491 al 1500 tale denominazione non appare più il che significa che all’arrivo degli albanesi in Civita gli abitanti dell’antico casale citando questa volta il De Clavellis si erano rifugiati a Cassano da cui il casale dipendeva o si erano fusi con loro accettando anche la nuova denominazione di Civita. Quest’ultima supposizione trova conferma nella tradizione orale la quale sostiene che in Civita non è mai esistita altra gente all’infuori degli albanesi e che solo da alcuni secoli vi sono penetrati gli italiani per matrimoni contratti, questo è un fenomeno comune a tutti i paesi albanesi. Poiché il nome Civita appare solo nel 1487 si presume che sia stato imposto dagli albanesi giunti dopo la morte di Skanderbeg. Gli avi degli attuali civitesi i nobili albanesi posero la loro dimora in punti che potessero offrire loro una valida difesa contro il nemico, memori delle lotte contro i Turchi che li costrinsero ad abbandonare la loro terra e cercarne una che potesse assicurare loro un po’ di pace d’altra parte data la loro condizione di profughi non potevano pretendere sedi migliori erano dei tollerati, da qui la scelta di paesi serrati tra i monti. A Civita la regolamentazione focolare compare nel 1495 quando veniva tassata per 19 fuochi i nostri avi per sottrarsi alla tassazione ricorrevano ad uno stratagemma,all’approssimarsi della primavera periodo della tassazione distruggevano le capanne, non potendo dimostrare così di possedere una casa evitavano il focatico. Sempre Serafino Basta ci dà notizie riguardanti avvenimenti successivi alla fondazione, parla di ostilità fra due facoltose famiglie di ugual cognome Belluscio. Esse tennero vivi forti dissensi per lungo tempo fra i due rioni di cui era composto il paese. La parte più elevata e quella del Sancti Salvatoris. Dagli ultimi anni del secolo il casale di Civita venne infeudato dai principi di Bisognano sotto protezione di Adhoa (imposta commisurata alla superficie o del reddito del feudo. Il primo responsabile degli abitanti e delle rendite del territorio e primo signore di Civita fu Giorgio Paleologo Assan che aveva in moglie Anna Ralena che entrò in possesso del casale per subinfeudazione dei principi di Bisognano, un documento del De Clavellis che era stato incaricato dal Regno di Napoli (1451-1516) di fare la rassegna dei beni confiscati al principe di Bisognano afferma che tra le rendite che il principe percepiva in Cassano eranvi 3 carlini a magliaro che pagavano gli albanesi di Civita a mediazione di Giorgio Greco Paleologo che doveva essere il loro condottiero. Nel 1486 viene indicata una somma di pertinenza della città di Cassano di 26 ducati e 2 tarì, il secondo documento risale al 1487 l’11 maggio e si legge che il re Ferdinando d’Aragona ordina al suo luogotenente don Pietro d’Aragona di provvedere per certi albanesi dimoranti a Civita e che il Magnifico Messer Giorgio recuperi ciò che gli è stato tolto da certi di Cassano e Castrovillari”La carta fiscale del 1488 ci informa che la ragione di 3 carlini per magliaro ne è fatta grazia a Giorgio Greco questo privilegio ebbe valore per un anno, nei successivi la riscossione riprese anche se registrata nei redditi di Cassano sotto la voce Casilinario degli albanesi. Una testimonianza interessante è quella datata 1596 con cui venne concesso un privilegio a Demetrio Lazzaro Bellusci albanesi da parte di Filippo re di Napoli che consente ai due cavalieri di andare a cavallo con briglie e staffe e speroni il cui divieto era stato concesso a causa delle diffidenza di cui erano circondati i primi albanesi. Il paese fu tenimento prima dei Sanseverino poi nel 1572 dei Campolongo nel 1605 sono ancora i Sanseverino ma amministratore è Michele Belluscio de Thodaro e nel 1624 il casale passa ai d’Urso a Ferdinando Rovitti di Cassano ed infine ai Serra di Cassano. All’inizio dell’800 Civita ottiene i suoi demani autonomi che vengono ridefiniti territorialmente dopo l’unità d’Italia. |
| LA
STORIA (del popolo Albanese) |
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PER LA
STORIA |
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Il popolo albanese è un crogiuolo di stirpi
diverse, ma il suo nucleo principale come risulta da studi recentemente
compiuti, risale ai leggendari Pelasgi, con le varianti Trace, Eubee, Illiriche,Epirote ecc. fino a giungere agli
Albani, nome dato nel II secolo d.c dallo storico Tolomeo agli Illiri,antico popolo indoeuropeo stanziatosi nelle terre prospicienti le coste dell’Adriatico, fin dall’età del bronzo.
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| UOMINI ILLUSTRI CIVITESI | |
CARLO BASTA Nacque nel 1585 dall’illustre famiglia Basta di Spezzano emigrata a Civita. Studiò nel collegio greco di Roma,visse nel suo paese natio fino agli ultimi giorni della sua vita. Di lui ci restano tre libri scritti in latino che si conservano nella Biblioteca Nazionale di Napoli. 1) Quaestiones de Logica Aristotelis del 1668 2) Disputationes Medicinae Praticae del 1760 3) Quaestiones de Anima Susceptae a Costantino bellusci Collegii Graecorum del 1675 COSMO BASTA Nacque a Spezzano,compì i suoi studi a Salerno ,dove conseguì la laurea in Fisica nel 1644.Morì giovanissimo nel 1649 a Civita, dove svolse la professione medica. Anche lui scrisse in latino,i suoi libri si conservano nella Biblioteca Nazionale di Napoli . 1) Quaestiones de Logica Aristotelis 1641 2) Quaestiones de Metaphysica Aristotelis 1643 3) Quaestiones de Physica Aristotelis 1640 COSTANTINO BELLUSCI Nacque nella seconda metà del secolo XVII. Studiò nel collegio Greco di Roma. Fu arciprete a Lungro. GERARDO DORSA Nacque a Civita il 7 luglio 1872 e morì a Morano Calabro il 14 dicembre 1943 dove svolse l’incarico di segretario comunale. L’attività del Dorsa cominciò nel 1910 con la pubblicazione del dramma in lingua italiana “Agesilao Milano” e nel 1916 diede alle stampa una raccolta di poesie “Raggi ed Ombre”.Negli anni successivi portò avanti il suo progetto il romanzo “Martirio e Fede”,volume di 400 pagine in ottava grande,molti sono i riferimenti alla storia locale,alla tradizione alla cronaca di un paesetto arbëresh, che possono avvicinarsi ai temi manzoniani, come: il colera,la furia dei terrazzani, che trascinano semivive l’untora al rogo,il curato,la fuga ,il bando l’espiazione. Il romanzo pubblicato solo nel 1932 non ebbe un giudizio positivo da parte del pubblico e della critica. DANIELE MORTATI Nacque a Civita nella metà del secolo XVII,compì anch’egli gli studi nel collegio Greco di Roma dove fu ordinato sacerdote. Fu arciprete a Civita e fece edificare nel 1650 la chiesa dello Spirito Santo sola ed unica parrocchia fino alla prima metà del 700. Morì a Civita. COSTANTINO MORTATI Padre della Costituzione italiana,docente universitario ed autore di un manuale su cui per 40 anni si sono formate intere generazioni di studenti,è oggi considerato il più insigne giurista italiano. Nacque a Corigliano Calabro il 27 dicembre 1891 dal padre Tommaso magistrato di Civita e Maria Tamburi di San Basile. Fu deputato alla Costituente ed in seguito venne nominato vicepresidente della Corte Costituzionale. Tra i suoi antenati l’arciprete Daniele che fece costruire la chiesa dello Spirito Santo. Dichiarò più volte il suo attaccamento alla patria civitese sebbene vivesse lontano dal paese del genitore, si sentiva civitese di cuore e sentimento. Fu sempre attento alle questioni che riguardavano la minoranza arbëreshe, per le quali auspicava normative che rendessero obbligatorie nelle scuole elementari gli insegnamenti di lingua e tradizioni albanesi. Scomparve a Roma il 25-10-1985 all’età di 94 anni. GENNARO PLACCO Valoroso patriota,combattente,poeta nacque a Civita nel 1825 da Ludovico e Marta Tudda. Trascorse tutta la vita a difendere la libertà e l’indipendenza d’Italia,rimase in carcere 8 anni ma non abbandonò mai il suo ideale “combattere e morire per la patria”. Prese parte ai moti risorgimentali del 1848 contro i Borboni dimostrando il coraggio e la fierezza albanese, a Campotenese a capo di 17 civitesi. Ferito venne rinchiuso ne carcere di Cosenza e condannato a morte,pena che fu poi mutata in ergastolo. Venne portato nel carcere di Santo Stefano dove conobbe il letterato Luigi Settembrini. Fra i due cominciò un’affettuosa amicizia. Il Placco parlava del suo paese ,della sua lingua recitando poesie e canzoni,la più conosciuta “Vajtim” “Lamento funebre” scritto in occasione della morte del padre. Nel 1860 fu liberato e dopo l’unità d’Italia, emigrò in Argentina,tornato a Civita fu proclamato sindaco. Morì nel 1896 a 71 anni i suoi concittadini lo ricordano in un’epigrafe marmorea sulla facciata del vecchio municipio.
I PATRIOTI ARBËRESHË |
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