| NEWS Ci lascia il Maestro Ibrahim Kodra |
| Martedì 7 Febbraio si
spegne a Milano il pittore italo-albanese
|
| Lo scorso 7 febbraio si è spento a Milano il maestro Ibrahim Kodra all'età di 88 anni. Civita serba un vivo ricordo del pittore, importante esponente dell'arte del '900, essendo recente la sua ultima visita in paese. Il Maestro Kodra, viveva gran parte dell'anno a Milano, città in cui aveva il suo studio, ma amava il meridione d'Italia dove era solito trascorrere lunghi periodi di vacanza. Frequentava con sommo piacere l'Arberia cosentina: si sentiva a casa tra gli Arbëreshë con i quali sentiva di condividere la stessa origine culturale. Ibrahim Shaban Likmetaj Kodra come tradisce anche il nome era un italiano d'adozione, nacque infatti in un piccolo villaggio dell'Albania; cosmopolita per natura, mai dimenticò la sua origine, conscio dell''influenza che essa aveva nella sua produzione artistica. | ![]() Ibrahim Kodra - "CIVITA" (tecnica mista '00) |
|
| Gli elementi della natura presenti in modo vigoroso nella sua pittura sono quelli che egli imparò a conoscere ancora bambino, all'inizio della sua lunga e avventurosa vita, nel piccolo villaggio di Likmetaj; si trattava di un piccolo centro collinare dal quale si dominava la natura aspra dell'Albania settentrionale e lo sguardo poteva spaziare giù fino a Tirana, Durazzo e il mare Adriatico.. una configurazione paesaggistica simile a quella che l'artista poteva ritrovare qui a Civita. Forse è per questo che il dipinto che realizzò nel 2000 su Civita, è una esplosione di colori, riflessi, di pace, di Vita; opera ricca dei simboli più cari al Kodra, il sole è grande e generoso di calore, i triangoli si mescolano ai fasci di luce emanati dall'abitato che ha qualcosa di vivo, come l'imponente comignolo in primo piano. L'atto di amore al paese è celebrato nella figura femminile, che reca in mano un delicato fiore come simbolo di pace e vita. Si tratta forse del più bello della serie dei 13 dipinti che Kodra realizzò sulle nostre comunità dell'Arberia, e che restano a testimonianza del legame che ci lega a questo artista. | ||
| 6 Marzo 2006 | Francesco Bruno | |
|
Storia e
Preistoria di Carlo Franza. Per Kodra, Carlo Bo usò il termine di "simbolo generazionale", e con questo costrutto è bene iniziare a significare l'intera vita dell' artista albanese, tralasciando in parte gli anni della giovinezza, che appartengono per lo più alla cronaca. Converrà in questo scritto partire dagli anni in cui Kodra arriva in Italia, per studiare a Brera, vale a dira nell'autunno del 1938: Si iscrive alla Regia Accademia per l'anno accademico 1938/39 per il corso di pittura. Già il nome e cognome dell'artista hanno il senso della poesia e della monumentalità. La parola kodra significa in albanese "colle", ovvero il luogo dove il nostro è nato - Likmetaj - che è poi un villaggio appartenente al paese di Ishmi (conosciuto dagli antichi greci eppoi dai romani), esattamente il 22 aprile del 1918. Ibrahim Shaban Likmetaj Kodra è il suo nome per intero. Ibrahim è il nome di appartenenza alla religione islamica; Shaban è il nome del nonno; Likmetaj Kodra lega il cognome ai luoghi natii, al paese che dall'altro, vero e proprio Olimpo, lascia vedere tutta l'Albania settentrionale, uno spettacolo unico che porta l'occhio fino a Tirana, Durazzo e il mare Adriatico. Lo stesso mare che Kodra da bambino ha sempre guardato e sognato, giocando fra le rovine degli Illiri, dei Greci, dei Romani. Kodra arriva in Italia dopo molte vicissitudini, orfano della madre Xhixhe, persa all'età di tre anni e con il padre, Murat, capitano di marina e amante della poesia, sempre in mare a far commercio tra le due sponde dell'Adriatico. Infanzia difficile, scappa di casa a otto anni, lavora come disegnatore per un commerciante di Durazzo, fino a che si imbatte nel direttire della dogana di questa città, quindi nel questore, per finire alla corte del re Zogu e conoscere la regina madre che lo fa studiare presso le scuole a Tirana insieme ai principi Tati e Sherafin, e alla fine del liceo lo manda in Italia con la borsa di studio. Kodra arriva dunque in Italia, salpato da Durazzo con altri compagni, prima a Bari, poi a Roma, infine a Milano. Era il tempo dell'Italia fascista. A Brera segue I corsi prima di Carpi, poi le lezioni di Carrà, e per la scultura quelle di Messina. Superò l'esame di ammissione con Aldo Carpi, trovandosi in quell'Accademia che allora annoverava tutti artisti " di chiara fama". Nel dopoguerra partecipa ai movimenti artistici più significativi come I gruppi " Oltre Guernica " (1945) e " Linea " (1947). Quello stesso anno Paul Eluard visita il suo studio e lo definisce " le primitif d'une nouvelle civilitatio ". Nel 1948 partecipa a Roma alla Conferenza Internazionale della Pace e in quella occasione conosce Picasso alla cui arte resterà profondamente legato. Innumerevoli sono le mostre personali e collettive a cui egli partecipa, tra le personali ricordiamo: Galleria Bergamini di Milano (1957), Galleria Cèzanne di Cannes ( 1958), Galleria Senatore di Stoccarda (1959), Museo di Ulma (1961), Galleria Studio F22 di Palazzolo Sull'Olio (1974), Gemellaggio Milano-Francoforte a Francoforte (1984), e, curate dalla Galleria LaTela di Palermo: Palazzo Contini di Palermo (1988), Museo dello Stato di Tbilisi (1989), PALAZZO Correale di Sorrento (1991), Maschio Angioino di Napoli (1992), Casinò Municipale di Sanremo (1996), Kodra e il Teatro Massimo (1996), Tra I numerosi premi e riconoscimenti ricevuti, ricordiamo la medaglia d'oro dell'Accademia Francese nel 1972 a Campione d'Italia, il Premio "Onore della Patria", dalla Presidenza della Repubblica d'Albania nel 1996 a Tirana ecc. Le Opere di Ibraim Kodra sono conservate, oltre che in Vaticano e presso la Camera dei Deputati di Roma, nei musei, nelle Gallerie e nelle collezioni private di tutto il mondo. Oggi Kodra vive e lavora a Milano, mentre una parte dell'anno la trascorre a Positano, dove è cittadino onorario. Ed un altra parte in Sicilia, sopratutto ad Acireale, a Palermo e ad Alcano dove ultimamente ha realizzato con I Maestri Evola una scultura su travertino di Alcamo dal titolo "La pietra della vita ". |
||