Civita, il paese del Ponte Del Diavolo e delle Gole del Raganello

 19/25 Marzo 2008
RADICI ARBËRESHE - VALLJE 2008

             

Giove Pluvio  non ha fermato i tradizionali festeggiamenti organizzati in occasione  delle vallje Civitesi. Quest’anno nutrito il programma delle manifestazioni sia sacre che profane  che hanno richiamato nel piccolo paesino arbëresh numerosi turisti. Le manifestazioni organizzate dall’Amministrazione Comunale,lo Sportello Linguistico, l’Associazione Culturale “Gennaro Placco”,la Pro loco ,il Comitato ViviCivita hanno avuto inizio con i riti della Settimana Santa “Java e Madhe” il momento più importante delle celebrazioni religiose che  ripercorre i misteri della Passione, Morte, Resurrezione di Cristo. I riti suggestivi e solenni che contraddistinguono il nostro rito evidenziano la profonda spiritualità orientale e  sono molto seguiti dalla popolazione arbëreshe e non solo, in quanto coinvolgono anche i fedeli di rito latino che sempre più numerosi presenziano alle ufficiature solenni del rituale bizantino.La Settimana Santa non presenta manifestazioni particolari fino al mercoledì quando in ogni casa vengono preparati i pani rituali (Kuleçet) caratterizzati dall’abbondante presenza di uova (simbolo cosmico di rinascita e continuità di vita).Nei primi tre giorni della Settimana Santa si celebra l’Akoluthia del Nimfios (Cristo Sposo).Nella tradizione popolare è ancora viva l’usanza da parte dei fedeli di portare in chiesa il grano germogliato durante il periodo quaresimale che servirà ad abbellire il sepolcro di Gesù (sumbullkun)in realtà la struttura spesso maestosa era in origine un monumento all’Eucaristia,ma la coscienza popolare, lo ha rivissuto e lo percepisce tuttora come la tomba di Cristo, quindi che  simboleggia la sua  sepoltura e la sua resurrezione (il grano al buio che germoglia e cresce).Il Giovedì Santo sul piano ecclesiastico, rappresenta la  Piccola Pasqua, nella quale si celebra il Mistico Banchetto,la Preghiera del Getsemani,il Tradimento di Giuda,punti focali che terminano con la lettura del 12 vangeli che preludono il funerale di Gesù. Dopo la celebrazione della liturgia le campane vengono fatte tacere e le funzioni religiose vengono segnate da un particolare strumento di legno “Toku”.Nella tradizione, in questo giorno decenni addietro, gruppi di donne vestite in costume albanese di lutto, si recavano in chiesa a cantare le “Kalimere”, canti che possono essere eseguiti solo nel periodo prescritto,periodo che si estende in teoria  a tutta la Quaresima, ma che trova il suo momento culminante nella Settimana Santa ,in questa prospettiva i canti legati a questo ciclo si configurano come dei veri e propri riti  religiosi, che in quanto tali possono avere luogo solo in questo periodo specifico.Il Venerdì Santo è caratterizzato dallo svolgersi della processione solenne con le statue di Cristo in Croce  e dell’Addolorata, il primo portato dagli uomini e la seconda dalle donne che cantano le kalimere. A Civita la processione è aperta da un gruppo di bambine vestite di nero ,che portano sul capo una corona fatta di erba spinosa, della quale si dice fosse fatta la corona di spine, posta sul capo di Cristo,le bambine vengono chiamate “Virxhinelet” e rappresentano con tutta probabilità le pie donne.Il Sabato Santo è dedicato invece alla Resurrezione che viene preannunciata con la liturgia  che ricorda la sepoltura di Cristo e la sua discesa nell’Ade.La liturgia è quella di San Basilio,dopo la celebrazione il sacerdote cosparge di foglie d’alloro la chiesa,si riporta a casa il grano,che i fedeli similmente a quello che avveniva per i pagani giardini di Adone,terminato il ciclo rituale lo spargeranno per i campi, allo scopo di  propiziarsi raccolti abbondanti.Sul piano folklorico il Sabato Santo è il giorno in cui viene bruciata la “Kreshmeza”,il pupazzetto di cenci che con la sua presenza silenziosa ed ammonitrice, ha accompagnato il cammino verso la Pasqua,tutto ciò sottolinea la chiusura del periodo di penitenza e l’avvento di quello della gioia. L’Annunzio della Resurrezione avviene all’alba di domenica con “Fjalza e Mirë”La Buona Novella .Si tratta di una suggestiva e toccante cerimonia, che si svolge sul sagrato antistante la chiesa con grande partecipazione di fedeli. All’interno della chiesa rimane una persona che rappresenta le forze del male,mentre all’esterno il popolo intona più volte l’inno della Resurrezione “Christos Anesti” ed il sacerdote legge i brani del vangelo di Marco e Matteo,poi si avvicina alla porta e con la croce comincia a bussare cantando i salmi,a questo punto avviene una sorta di lotta tra il bene e il male,mentre il sacerdote canta,  chi sta dietro la porta risponde “Chi è questo re della gloria”finchè al versetto conclusivo “il Signore degli eserciti è il re della gloria”  le porte si spalancano e i fedeli entrano in chiesa dove viene celebrata la liturgia di San Giovanni Crisostomo,la stessa che si celebra nell’Oriente bizantino.

Alle cerimonie religiose segue la festa profana delle Vallje del martedì.Il termine vallja significa danza,ma presso  gli arbëreshë indica la ridda,che è l’unica danza, pervenutaci di un patrimonio, che al tempo delle emigrazioni doveva essere molto più ricco.La vallja è costituita da un gruppo di persone che si tengono per mano a formare una catena umana.Secondo la tradizione,le vallje hanno origine storica  e rievocano la riconquista di Kruja da parte delle truppe guidate da Giorgio Castriota Skanderbeg il quale per celebrare l’evento avrebbe indetto tre giorni di festeggiamenti.In effetti secondo il calendario giuliano in vigore in quel tempo in Albania il 24 aprile 1467 giorno in cui Skanderbeg e Dukagjini sconfissero i Turchi era effettivamente il martedì successivo alla  Pasqua, il che spiega perché questo giorno abbia sempre costituito il culmine dei festeggiamenti e ne costituisca oggi l’ultimo retaggio.La singolare coincidenza storica ha costituito certamente motivo per una nuova interpretazione storica di una festa preesistente,cui gli arbëreshë profughi in Italia in qualche modo si aggrapparono, come a un momento di autoriconoscimento che rendesse possibile la continuità della loro storia di popolo e la proiettasse verso il futuro, senza reciderne l’identità.In questo senso le rapsodie di soggetto storico ed in particolare scanderbeghiano che si eseguivano ed in parte si eseguono, assumono la funzione di mito d’origine,cioè di racconto rituale, che attraverso al narrazione riproduce l’evento a cui si riferisce.Nel 1629 il vescovo di Venosa Berbenedetti in occasione di una visita pastorale alla diocesi di Rossano proibì che si celebrassero queste danze che a parer suo erano considerate blasfeme, a causa della partecipazione di individui di ambo i sessi. A Civita scendono per le strade le ridde femminili un tempo non molto lontano anche quelle formate da soli uomini “Plezit” le prime formate da donne sposate e nubili,a capo della ridda si pongono due uomini che guidano i movimenti ed il ritmo della danza, la quale si muove sulle note si rapsodie leggendarie eseguite a cori alterni.  I movimenti sono avvolgenti,spesso a spira e la regola vuole che con il suo incedere la vallja imprigioni al suo interno delle persone di preferenza forestiere,che per essere liberate devono pagare con un simbolico riscatto, di solito sotto forma di consumazione al bar.Secondo la tradizione ,i movimenti della vallja altro non sarebbero se non una rappresentazione e celebrazione delle tattiche militari di Skanderbeg,rappresentate nel presente dalle persone non a caso forestiere,accerchiate e fatte prigioniere.La vallja maschile che a Civita da qualche anno non compare più era costituita da soli uomini che intonavano i vjershe e canti estemporanei.

La mattina di martedì si è svolto presso il Museo etnico Arbëresh un interessante convegno con relazioni altrettanto interessanti organizzato dalla Pro loco “Patrimonio Culturale Immateriale” il nuovo progetto UNPLI a cui dopo i saluti del sindaco di Civita Ing. Vittorio Blois,  il Presidente dell’Associazione di Cultura Gennaro Placco prof. Demetrio Emmanuele e  il Presidente della Pro loco di Civita dott. Anton Luca De Salvo, hanno relazionato Domenico Bloise Presidente UNPLI Regione Calabria,Gabriele Desiderio Responsabile Progetto UNPLI l’Assessore alla Cultura del Comune di Civita dott.ssa Stefania Emmanuele “ Immagini della Cultura Civitese”.Dalle ore 10.00 presso la piazza principale del paese sono stati allestiti due gazebi per la degustazione di prodotti tipici pasquali preparati dal Comitato ViviCivita e dalla Pro loco.

 

 

 

 

 

 

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