|
Giove
Pluvio non ha fermato i tradizionali festeggiamenti organizzati in
occasione delle vallje Civitesi. Quest’anno nutrito il programma delle
manifestazioni sia sacre che profane che hanno richiamato nel piccolo
paesino arbëresh numerosi turisti. Le manifestazioni organizzate
dall’Amministrazione Comunale,lo Sportello Linguistico, l’Associazione
Culturale “Gennaro Placco”,la Pro loco ,il Comitato ViviCivita hanno
avuto inizio con i riti della Settimana Santa “Java e Madhe” il momento
più importante delle celebrazioni religiose che ripercorre i misteri
della Passione, Morte, Resurrezione di Cristo. I riti suggestivi e
solenni che contraddistinguono il nostro rito evidenziano la profonda
spiritualità orientale e sono molto seguiti dalla popolazione arbëreshe
e non solo, in quanto coinvolgono anche i fedeli di rito latino che
sempre più numerosi presenziano alle ufficiature solenni del rituale
bizantino.La Settimana Santa non presenta manifestazioni particolari
fino al mercoledì quando in ogni casa vengono preparati i pani rituali (Kuleçet)
caratterizzati dall’abbondante presenza di uova (simbolo cosmico di
rinascita e continuità di vita).Nei primi tre giorni della Settimana
Santa si celebra l’Akoluthia del Nimfios (Cristo Sposo).Nella tradizione
popolare è ancora viva l’usanza da parte dei fedeli di portare in chiesa
il grano germogliato durante il periodo quaresimale che servirà ad
abbellire il sepolcro di Gesù (sumbullkun)in realtà la struttura
spesso maestosa era in origine un monumento all’Eucaristia,ma la
coscienza popolare, lo ha rivissuto e lo percepisce tuttora come la
tomba di Cristo, quindi che simboleggia la sua sepoltura e la sua
resurrezione (il grano al buio che germoglia e cresce).Il Giovedì Santo
sul piano ecclesiastico, rappresenta la Piccola Pasqua, nella quale si
celebra il Mistico Banchetto,la Preghiera del Getsemani,il Tradimento di
Giuda,punti focali che terminano con la lettura del 12 vangeli che
preludono il funerale di Gesù. Dopo la celebrazione della liturgia le
campane vengono fatte tacere e le funzioni religiose vengono segnate da
un particolare strumento di legno “Toku”.Nella tradizione, in
questo giorno decenni addietro, gruppi di donne vestite in costume
albanese di lutto, si recavano in chiesa a cantare le “Kalimere”,
canti che possono essere eseguiti solo nel periodo prescritto,periodo
che si estende in teoria a tutta la Quaresima, ma che trova il suo
momento culminante nella Settimana Santa ,in questa prospettiva i canti
legati a questo ciclo si configurano come dei veri e propri riti
religiosi, che in quanto tali possono avere luogo solo in questo periodo
specifico.Il Venerdì Santo è caratterizzato dallo svolgersi della
processione solenne con le statue di Cristo in Croce e dell’Addolorata,
il primo portato dagli uomini e la seconda dalle donne che cantano le
kalimere. A Civita la processione è aperta da un gruppo di bambine
vestite di nero ,che portano sul capo una corona fatta di erba spinosa,
della quale si dice fosse fatta la corona di spine, posta sul capo di
Cristo,le bambine vengono chiamate “Virxhinelet” e rappresentano
con tutta probabilità le pie donne.Il Sabato Santo è dedicato invece
alla Resurrezione che viene preannunciata con la liturgia che ricorda
la sepoltura di Cristo e la sua discesa nell’Ade.La liturgia è quella di
San Basilio,dopo la celebrazione il sacerdote cosparge di foglie
d’alloro la chiesa,si riporta a casa il grano,che i fedeli similmente a
quello che avveniva per i pagani giardini di Adone,terminato il ciclo
rituale lo spargeranno per i campi, allo scopo di propiziarsi raccolti
abbondanti.Sul piano folklorico il Sabato Santo è il giorno in cui viene
bruciata la “Kreshmeza”,il pupazzetto di cenci che con la sua
presenza silenziosa ed ammonitrice, ha accompagnato il cammino verso la
Pasqua,tutto ciò sottolinea la chiusura del periodo di penitenza e
l’avvento di quello della gioia. L’Annunzio della Resurrezione avviene
all’alba di domenica con “Fjalza e Mirë”La Buona Novella .Si
tratta di una suggestiva e toccante cerimonia, che si svolge sul sagrato
antistante la chiesa con grande partecipazione di fedeli. All’interno
della chiesa rimane una persona che rappresenta le forze del male,mentre
all’esterno il popolo intona più volte l’inno della Resurrezione
“Christos Anesti” ed il sacerdote legge i brani del vangelo di Marco e
Matteo,poi si avvicina alla porta e con la croce comincia a bussare
cantando i salmi,a questo punto avviene una sorta di lotta tra il bene e
il male,mentre il sacerdote canta, chi sta dietro la porta risponde “Chi
è questo re della gloria”finchè al versetto conclusivo “il
Signore degli eserciti è il re della gloria” le porte si
spalancano e i fedeli entrano in chiesa dove viene celebrata la liturgia
di San Giovanni Crisostomo,la stessa che si celebra nell’Oriente
bizantino.
Alle
cerimonie religiose segue la festa profana delle Vallje del martedì.Il
termine vallja significa danza,ma presso gli arbëreshë indica la
ridda,che è l’unica danza, pervenutaci di un patrimonio, che al tempo
delle emigrazioni doveva essere molto più ricco.La vallja è costituita
da un gruppo di persone che si tengono per mano a formare una catena
umana.Secondo la tradizione,le vallje hanno origine storica e rievocano
la riconquista di Kruja da parte delle truppe guidate da Giorgio
Castriota Skanderbeg il quale per celebrare l’evento avrebbe indetto tre
giorni di festeggiamenti.In effetti secondo il calendario giuliano in
vigore in quel tempo in Albania il 24 aprile 1467 giorno in cui
Skanderbeg e Dukagjini sconfissero i Turchi era effettivamente il
martedì successivo alla Pasqua, il che spiega perché questo giorno
abbia sempre costituito il culmine dei festeggiamenti e ne costituisca
oggi l’ultimo retaggio.La singolare coincidenza storica ha costituito
certamente motivo per una nuova interpretazione storica di una festa
preesistente,cui gli arbëreshë profughi in Italia in qualche modo si
aggrapparono, come a un momento di autoriconoscimento che rendesse
possibile la continuità della loro storia di popolo e la proiettasse
verso il futuro, senza reciderne l’identità.In questo senso le rapsodie
di soggetto storico ed in particolare scanderbeghiano che si eseguivano
ed in parte si eseguono, assumono la funzione di mito d’origine,cioè di
racconto rituale, che attraverso al narrazione riproduce l’evento a cui
si riferisce.Nel 1629 il vescovo di Venosa Berbenedetti in occasione di
una visita pastorale alla diocesi di Rossano proibì che si celebrassero
queste danze che a parer suo erano considerate blasfeme, a causa della
partecipazione di individui di ambo i sessi. A Civita scendono per le
strade le ridde femminili un tempo non molto lontano anche quelle
formate da soli uomini “Plezit” le prime formate da donne sposate e
nubili,a capo della ridda si pongono due uomini che guidano i movimenti
ed il ritmo della danza, la quale si muove sulle note si rapsodie
leggendarie eseguite a cori alterni. I movimenti sono avvolgenti,spesso
a spira e la regola vuole che con il suo incedere la vallja imprigioni
al suo interno delle persone di preferenza forestiere,che per essere
liberate devono pagare con un simbolico riscatto, di solito sotto forma
di consumazione al bar.Secondo la tradizione ,i movimenti della vallja
altro non sarebbero se non una rappresentazione e celebrazione delle
tattiche militari di Skanderbeg,rappresentate nel presente dalle persone
non a caso forestiere,accerchiate e fatte prigioniere.La vallja maschile
che a Civita da qualche anno non compare più era costituita da soli
uomini che intonavano i vjershe e canti estemporanei.
La
mattina di martedì si è svolto presso il Museo etnico Arbëresh un
interessante convegno con relazioni altrettanto interessanti organizzato
dalla Pro loco “Patrimonio Culturale Immateriale” il nuovo progetto
UNPLI a cui dopo i saluti del sindaco di Civita Ing. Vittorio Blois, il
Presidente dell’Associazione di Cultura Gennaro Placco prof. Demetrio
Emmanuele e il Presidente della Pro loco di Civita dott. Anton Luca De
Salvo, hanno relazionato Domenico Bloise Presidente UNPLI Regione
Calabria,Gabriele Desiderio Responsabile Progetto UNPLI l’Assessore alla
Cultura del Comune di Civita dott.ssa Stefania Emmanuele “ Immagini
della Cultura Civitese”.Dalle ore 10.00 presso la piazza principale del
paese sono stati allestiti due gazebi per la degustazione di prodotti
tipici pasquali preparati dal Comitato ViviCivita e dalla Pro loco.
|
|
Fotogallery







|
|