La storia di Civita non è antica, riferendoci “ab urbe condita” si contano poco più di 5 secoli.

Alla fine del millequattrocento, l’impero Turco avanzava incessantemente verso ovest, alla conquista dei balcani.Le popolazioni slave poco organizzate offrivano una debole resistenza; per anni un leggendario condottiero albanese Giorgio Castriota (Skanderbeg), capeggiando una coalizione di città stato, aveva arginato il dilagare dell’impero ottomano.

A lungo Skanderbeg fu l’ultimo baluardo della cristianità di confine (riportò vittorie anche al di qua del canale di Otranto, prestando il braccio agli Aragonesi). Quando nel 1468 morì in circostanze misteriose, nulla poté arrestare l’avanzata della potenza turca. Inesorabilmente furono prese tutte le città, anche quelle costiere che erano sotto la giurisdizione della Repubblica di Venezia.

Cominciò allora una sorta di “esodo”, decine di famiglie albanesi per non subire il predominio dei turchi, per rispettare propria fede religiosa,e soprattutto per salvaguardare la propria Identità, si trasferirono in massa sul territorio italiano (N.B. all’epoca l’Italia non esisteva ancora ). In virtù dei servigi resi da Skanderbeg ai sovrani, gli Albanesi ebbero il permesso di fondare dei nuovi paesi in tutto il mezzogiorno. (all’epoca gran parte del territorio era organizzato in piccoli feudi e città stato; una realtà molto eterogenea che venne ad arricchirsi di una nuova cultura.)

A “fondare” Civita furono famiglie provenienti dalla regione “Tosca”, confinante con la Macedonia; trasportarono il loro mondo colorato, la loro fierezza, i loro canti le loro preghiere e tradizioni;

Ma il luogo ove presero stanza gli Albanesi era stato già scelto nel medioevo come insediamento, e prima ancora, nei secoli di splendore di Sibari e della Magna Grecia, come stazione di sosta e transito sulle rotte commerciali verso Nord Ovest; In alcune grotte del territorio circostante si possono trovare tracce della presenza umana ancor più antiche (si parla di preistoria) .

Civita sorge sul sito di un antico borgo latino “Castrum Sancti Salvatoris”, distrutto da un terremoto nel XV secolo e quindi abbandonato. Si ritiene che alcune delle numerose Cappelle sparse nel paese, siano state riedificate sui resti delle precedenti costruzioni sacre. La parte più antica del paese (rione S. Antonio,)  presenta una struttura medioevale, conservando un'impostazione copatta, degradante, rivolto a Sud-Est e setacciato da vicoli strettissimi. La caratteristica innovativa, ancora oggi evidente, è l'andamento "circolare" dei vicoli, ad abbracciare, piccoli e numerosi "sheshi" (piazzuole) per collegare le gjitonie. 

"Gjitonia" è una espressione arbëreshe intraducibile; ha un significato socio-urbanistico; nello stesso tempo partecipa di solidarietà, spirito di appartenenza, comunione, come anche di competizione, rivalità e goliardia. Si tratta un pò del corrispettivo delle "Contrade" a Siena, ma il tutto svolto nell'universo arbëresh, ricco di rituali influenzati dalla religiosità bizantina e dal mondo contadino. 

francesCo.

In calabria cs arbereshe, di civita nel parco del pollino arberesh Civita è un paese arbresh

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